Articolo pubblicato in Sardegna - "Zone protette"

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J’ accuse…
In 20 anni di immersioni, ho visto il nostro mare essere depredato di tutto ed impoverirsi di ogni cosa. Pesca indiscriminata da parte dei pescatori professionisti, che da anni calano le reti sugli stessi passi, non dando al pesce il tempo di crescere, riprodursi, e quindi ripopolare l’habitat, lamentandosi, in seguito, di non pescare più come un tempo, pesce o aragoste di taglia, e cercando di far passare quelle sotto misura come una nuova specie, “L’aragosta NANA”. Pesca indiscriminata da parte dei “pescatori della domenica”, che in barba alle regole tirano fuori dall’acqua pesci di ogni taglia e misura, avannotti compresi, depauperando cosi il patrimonio ittico di quest’angolo di mediterraneo, a questo contribuiscono anche le gare di pesca a Bollentino, che coinvolgono centinaia di imbarcazioni che tirano su tutto il novellame presente sotto costa. Reti, palamiti e nasse calati da anni sugli stessi passi. Reti, palamiti e nasse, calati troppo vicino alla costa, quando la stato Italiano, ha leggi molto chiare a tal riguardo: (( MINISTERO DELLE INFRASTRUTTURE E DEI TRASPORTICAPITANERIA DI PORTO DI PORTO TORRES ORDINANZA n°11/2005 OmissisART.7 DISCIPLINA DELLA PESCA7.1. E’ VIETATO l’esercizio di qualsiasi tipo di pesca diversa dalla pesca subacquea, omissis, nella fascia di mare di 200 metri dalle coste sabbiose e 100 metri dalle coste a picco, omissis. Da moletti e scogliere (naturali o artificiali) dinnanzi ai quali non sono presenti bagnanti è consentita anche in tali orari la sola pesca con la canna.7.2. La pesca subacquea è regolamentata dagli articoli 128, 129, 130, 131 del regolamento della pesca, approvato con D.P.R. 2 Ottobre 1968, e successive modifiche e integrazioni. In particolare, E’ SEMPRE VIETATA la pesca nelle acquee antistanti le spiagge del circondario, solitamente frequentate dai bagnanti, fino ad una distanza di metri 500 dalla riva. Omissis )) Reti, palamiti e nasse, lasciate abbandonate a se stesse per giorni e giorni senza mai essere controllate, facendo in modo che queste continuino a pescare e far morire nelle loro maglie centinaia, se non migliaia (considerando anche gli avannotti) di pesci tutti i giorni. Non parliamo poi della pesca in apnea…Qui vige l’anarchia più totale…La legge prevede che si possono pescare al massimo 5 kg di pesce per battuta di pesca, oppure un unico pezzo superiore ai 5 Kg, inoltre prevede delle taglie minime per ogni specie…Ma nessuno le rispetta…Nessuno segue le regole, purtroppo, neanche quelle dettate dal buon senso. Qui vige l’anarchia più totale. Qui nessuno rispetta le regole e i cittadini che cercano di rispettarle e farle rispettare, vengono derisi e a volte insultati e cacciati a malo modo, o addirittura denunciati… Mi chiedo se la gente ami il mondo in cui vive… Amo questo posto più di ogni altro posto al mondo e vederlo piano piano morire mi fa star male. Vorrei che la gente imparasse a rispettare tutto quello che la circonda, invece di depredarla e distruggerla. Vorrei far capire alla gente, che questo posto, deve rispettarlo e farlo rispettare, ma questo è molto difficile. I primi a capirlo dovrebbero essere le persone che il mare lo vivono tutti i giorni, ed in secondo luogo dovrebbero capirlo le persone, presenti e future, preposte all’amministrazione del territorio. Dal mio punto di vista, cioè quello subacqueo, il mare ha un aspetto completamente diverso da quello che la gente conosce “meglio”… chi come me va sott’acqua può confermare che questo angolo di paradiso, ed il mediterraneo in generale, si sta sempre più impoverendo dal punto di vista ittico… Istituti, riconosciuti a livello mondiale, come l’ICRAM (ISTITUTO CENTRALE PER LA RICERCA SCIENTIFICA E TECNOLOGIA APPLICATA AL MARE…www.icram.org), in collaborazione con l’università di Bologna, hanno pubblicato delle schede che circolano, in tutti o quasi, i centri di immersione, delle specie ittiche in maggiore pericolo di estinzione in tutto il mediterraneo… (Qui potete trovare le schede…www.diveitaly.com/a_biblioteca/ambiente/subperlambiente.htm). Come vedete non sono il solo a lanciare l’allarme. In 20 anni ho visto questo angolo di paradiso, morire piano piano, ucciso dall’incuranza della gente. Una soluzione c’é… CREARE DELLE ZONE DI RIPOPOLAMENTO FAUNISTICO. Tratti di mare, variabili nel tempo e in posizione (variabili quindi per coordinate geografiche), compresi tra la costa e 1 miglio da essa, chiusi a qualunque tipo di pesca, per un periodo compreso tra 1 e 5 anni, in modo tale che si possa continuare a pescare nelle zone non interdette. In pratica, chiudendo alla pesca delle zone di mare, per un tempo compreso tra 1 e 5 anni, si permetterebbe al pesce di riprodursi, crescere e ripopolare non solo l’habitat originario, ma anche quelli vicini. Infatti una volta ripopolata una zona e raggiunto il numero massimo di individui che possono vivere in quella data area, il pesce migra in cerca di nuove aree dove poter mangiare, vivere e riprodursi, contribuendo cosi a ripopolare anche aree lontane da quelle interdette. Grazie alle aree protette della Corsica (Stato Francese)che ha proposto aree protette in quasi tutto il suo territorio, negli ultimi anni abbiamo apprezzato il ritorno di Cernie anche di grossa taglia. (( Gallura e Corsica, soprattutto il distretto del sud, parlano la stessa lingua ma in quanto al mare non hanno la stessa cultura…proviamo ad imparare dai nostri cugini francesi. )). Tutto questo, naturalmente, deve essere controllato e garantito dagli ordini costituiti. Facendo questo, e la prova ne sono le numerose aree protette presenti in Italia, si incrementerebbero vari fattori. Primo fra tutti la quantità di pesce presente in mare e quello presente di conseguenza nelle reti, senza aver mai interrotto effettivamente la pesca ma solo variando i luoghi dove poter pescare. Secondo quello di convertire vecchie attività o farne nascere delle nuove, legate all’afflusso di gente nel periodo estivo, quali ad esempio la pesca turismo. Terzo far conoscere maggiormente il nostro territorio, non solo per quello che c’è sopra ma anche e soprattutto per quello che c’è sotto la superficie del mare, sfruttando quello che è un turismo in continua crescita, il turismo Subacqueo. Istituendo delle ZONE DI RIPOPOLAMENTO FAUNISTICO, si garantisce un futuro lavorativo, nel campo della pesca, delle attività subacquee e del turismo in genere. Si garantisce la salvaguardia del nostro territorio…non possiamo permetterci di perdere tutto questo e non possiamo permetterci di non lasciare niente ai nostri successori. Lo so non è facile fare quello di cui ho scritto fino ad ora, che ci sono numerosi intoppi burocratici, che prima bisogna mettere d’accodo una miriade di persone, specialmente i diretti interessati al mare, mi rendo conto anche che se mai una cosa di questo genere si dovesse fare, occorrerebbe molto tempo, ma mi chiedo perché non provarci? Perché non tentare in tutti modi di salvaguardare questo territorio? Tentare di proteggere il nostro territorio, per noi e per le generazioni future? Lo chiedo ai più anziani tra noi…vi ricordate quando all’Isola Rossa si vedevano pesci grossi anche vicino alla spiaggia o quando i pescatori pescavano tante di quelle aragoste da doverle mantenere vive all’interno del “MARRUFFU” , finché non passavano i pescherecci a portarle vie. Vi ricordate anche di quando le aragoste che non erano di taglia uscivano dal “Marruffu” e popolavano la costa dove adesso c’è il porto? Mentre adesso è quasi impossibile vederle sott’acqua, e quando si vedono sono grandi come il pollice. (( Il ripopolamento c’è, grazie a questo mare ricco di zoo e fito plancton, ma queste aragoste non raggiungono proporzioni apprezzabili )). Ma senza andare troppo lontano nel tempo, parlando alla memoria dei più giovani, quanti di voi ricordano quando facendo il bagno lungo costa, si vedevano e pescavano numerosissimi polpi, mentre ora per vederli è necessario spingersi sempre più al largo o quando si vedevano le ricciole cacciare a non più di 30 cm da riva? Questo per citare solo alcune delle cose che sono cambiate e che se non facciamo qualcosa non vedremo ritornare e che non potremmo far altro che raccontare come favole ai nostri figli. Salvaguardare il nostro territorio ed il nostro mare, è un atto di civiltà ed intelligenza. So che parlando di Zone di ripopolamento faunistico, attirerò su di me l’ira di molta gente, ma questo è ciò che penso e questo è ciò in cui credo e spero che come me la pensino anche tante altre persone. Parlare di zone protette, vuol dire anche salvaguardare il numeroso patrimonio Storico Archeologico presente nei fondali del nostro territorio, ma questa è una parte di storia di cui parleremo un’altra volta. Ugnutu Roberto

1 commenti:

Anonimo ha detto...

Quante verità .. e quante cazzate!
Ma non era sul Vs. bel sito che l'anno scorso campeggiava un video nel quale un Vs. cliente spaccava ricci sott'acqua per dare mangiare ad altri pesci attirandoli?
E giustamente avete cancellato tuttodopo l'insurrezione di qualche Vs. "nemico". Badate bene che fa danno qualunque essere umano che entra in acqua (voi compresi con le bombole, con l'aria che s'imprigiona nelle cavità delle rocce, chi stacca flora con una pinneggiata ecc.).
Siate umili e meno ipocriti.